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.::Articolo della Rubrica Riflessioni::.
Chi non manca mai a Messa?... l'abitudine



   Dal punto di vista di chi sa quello che vuole, pare di poter rilevare che il peccato di abitudine nelle celebrazioni liturgiche, riguardi sia gli ascoltatori che i predicatori. Ossia, il fenomeno si produce su due versanti: sopra e sotto il pulpito.
   Da parte del predicatore, l'abitudine prende la forma di mestiere, ripetitività, piattezza, grigiore, mancanza del sia pur minimo guizzo di originalità, discorsi scontati e abusati, banalità, tiritere insopportabili.
   Da parte dell'ascoltatore, l'abitudinarietà vuol dire essere scafati, catafratti; vuol dire capacità di galleggiare in superficie, evitare di andare a sbattere contro gli scogli più pericolosi. In fondo, a ben riflettere, gli abitudinari sono dei "sopravvissuti" a un'infinità di naufragi, "scampati" a una serie ininterrotta di tempeste.
   Sia da una parte che dall'altra manca un vero coinvolgimento (anche emotivo). Non c'è mai alcuna vibrazione interna, nessuna partecipazione profonda.
   Eppure uno può dire di aver ascoltato o predicato soltanto soltanto se la Parola ha riguardato il cuore. È germogliata, è stata custodita, è esplosa nel cuore, e ha trovato la complicità di altri cuori.
   Mi domando quale possa essere l'antidoto contro l'indurimento provocato dall'abitudine. Forse il più adatto sarebbe questo: il fattore sorpresa. Si tratta di essere sorpresi, rimanere stupiti, colti alla sprovvista dalla Parola. Nel caso specifico: bisogna accostarsi a una pagina di Vangelo, o una singola frase, come fosse la prima volta. 
E', a pensarci bene, sempre la prima volta. Perchè la Parola "nasce", vede la luce nell'istante stesso in cui viene proclamata e ascoltata.
   II prete che, la domenica, presiede tre Eucarestie dovrebbe accostarsi al grosso lezionario nell'ultima messa celebrata con l’atteggiamento di chi non sa ancora che cosa sta scritto e cosa dirà, anche se si è preparato a dovere, e ha rimasticato, "ruminato", lungo tutta la settimana quei determinati brani.
   Un segreto? Chiunque apra il Libro e si accinga a leggere, dovrebbe farlo da inesperto, principiante, sprovveduto. La Parola di Dio non è mai la stessa, anche se uno l'ha già ascoltata e ripetuta migliaia di volte. In fondo, sia il prete che l'ascoltatore avrebbero l'obbligo di collocarsi, di fronte alla Parola, sullo stesso piano di inesperienza, sprovvedutezza. E’ questione di esporsi, ingenui, indifesi, alla Parola. Cadere, senza adottare alcuna precauzione, nel suo agguato, nella sua imboscata, oserei dire nella sua trappola. 0 anche soltanto inciampare, senza aver fatto nulla per scansare l'ostacolo.
   Lasciarsi sorprendere: esclusivamente in questo modo si sconfiggono le abitudini.

Data: 19/06/2010
Fonte: Vari


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