Tondo Maria Inserito il 15/01/2012 19.00.03 Grazie, amici dell’Azione Cattolica, per l’interessante iniziativa del “Per…Corso di formazione all’impegno politico-sociale” che aiuta la comunità a guardare alla realtà nelle sue diverse dimensioni e a mettersi in ascolto del mondo e delle domande del nostro tempo.
E’ una bella opportunità riflettere in un tempo in cui è debole “la riflessione” su temi di vita comune che pure interpellano tutti.
Oggi si fa fatica a partecipare, perchè non ci si sente parte e non si crede più nella politica che percorre sentieri fuorvianti.
Occorre ripartire per costruire “la città dell’uomo”. Ed è bello vedere e sentire il palpito di una comunità aperta e dialogante, (tale mi è sembrata la nostra l’altra sera al Centro Polifunzionale), che riflette seriamente e s’interroga sul senso del bene comune oltre la diffusa visione individualistica.
Mentre ascoltavo don Antonio Sciortino, Direttore responsabile del settimanale “Famiglia Cristiana” sul tema: “Etica e politica nella vita del Paese”, coglievo nella sua puntuale lettura dell’attuale quadro politico i limiti di una realtà complessa e insieme le ricchezze e le possibilità.
Mi sembrava di trovare ulteriore conferma della visione di Giorgio La Pira per il quale “La politica è la più alta espressione di carità civica”.
Ero contenta di cogliere nei presenti, e soprattutto nei giovani, un più vivace senso di appartenenza e un desiderio di ”esserci” con una presenza che dica la loro originale soggettività. Come originali sanno essere loro, “i giovani”, quando gli adulti li sanno ascoltare e son disposti a collaborare per una nuova capacità d’iniziativa che riconosca loro più spazio.
Ecco, qualcuno degli effetti immediati visibili dell'azione pastorale nella nostra comunità ecclesiale: si può ridurre la distanza dei giovani dall’impegno socio-politico e migliorare la comunicazione tra generazioni. Naturalmente se ognuno fa la sua parte.
Cominciamo a porci le domande e a trovare insieme le risposte e i modi di tradurle in impegno. E’ cosa da poco questo traguardo? Non mi pare!
m. tondo
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coralba Inserito il 10/01/2012 16.50.27 “Guai quando tutti gli uomini parleranno bene di voi”…
Questa frase mi rincuora tanto e mi invoglia, anche nelle prove, a parlare, ad annunciare, a vivere il mio cristianesimo nell’operosità, per quanto possibile, a servizio della mia comunità parrocchiale, nonostante qualcuno critichi o non accetti, adducendo banali e futili motivazioni, la mia o altrui presenza.
Ad Alessandro, autore di un messaggio sul sito dell’A.C. parrocchiale, voglio sottoporre alcune mie considerazioni, anche se faccio fatica a dialogare con chi non si identifica chiaramente.
Proprio, a proposito dell’A.C., gli dico che essa esiste da sempre e, da sempre, si fa sentire e vedere in tutte le sue componenti. Anche le coppie, al pari degli altri gruppi, con il loro cammino, le loro iniziative e la loro presenza in Associazione, sono A.C., senza nessun segno di privilegio da parte del parroco. Il mio e nostro stare in chiesa (come si può, posso parlare anche a nome di chi Alessandro definisce “soliti amici, traslocati da San Giuseppe” con chiaro riferimento a don Carmine), è dettato da una ferma volontà di vivere la fede, in termini di adesione, partecipazione, responsabilità e condivisione.
Non so se ci riusciamo, ma siamo in cammino….Tra l’altro, forse neanche lo sai, Alessandro, i “traslocati dalla Parrocchia San Giuseppe” si possono contare sulle dita di una mano, in quanto la maggior parte, me compresa, appartiene di fatto alla Parrocchia Santa Maria Assunta.
Se poi tu confondi il rapporto di amicizia, di stima, che, grazie a Dio, si crea tra i gruppi e il parroco…beh, non so che dirti. Proprio, in virtù di questo, vorrei invitare te e tutti noi a non essere frettolosi, nell’esprimere giudizi. E mi riferisco alle parole rivolte a don Carmine…Nessuno più di me può dire con quanta cura, sollecitudine e amore, don Carmine guidi la comunità nell’intensa attività pastorale e quanto lavori, perché si affermi sempre più lo spirito di comunione e corresponsabilità. Nessuno di noi ha il diritto di giudicare e valutare. Ci penserà qualcun Altro… Noi, intanto, usciamo allo scoperto, facciamoci avanti, nella parrocchia c’è posto per tutti…, viviamo da attori protagonisti e non da spettatori ai quali nessun film va bene…...
Un caro saluto.
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coralba Inserito il 25/12/2011 8.11.10
"Tu ci sei necessario, o Fratello primogenito del genere umano, per ritrovare le ragioni della fraternità tra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace". (Paolo VI)
Non spegniamo la speranza, perchè, attraverso noi, il mondo possa continuare a credere ancora nell'amore di Dio. Buon Natale a tutti......
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Il vaso di Pandora Inserito il 14/12/2011 7.05.42 Bambine ipersessualizzate, la Francia lancia l'allarme
Da “Avvenire” del 14 dicembre 2011
“Bambine di 8 anni vestite e truccate come donne: è il fenomeno delle 'lolitè che allarma sempre di più il governo francese. Il ministro del welfare Roseline Bachelot ha deciso di lanciare una missione parlamentare sull'ipersessualizzazionè delle ragazzine in tv, sulle riviste e nella pubblicità, un modello che poi viene riprodotto dalle giovanissime anche a scuola. Acconciate come adulte, tra tacchi a spillo e labbra rosse, in pose sexy e ammiccanti: "La caricatura delle donne già in giovane età contribuisce a perpetrare i vecchi luoghi comuni tra maschi dominanti e femmine sottomesse - osserva la ministra - queste immagini dicono che è meglio essere uomo piuttosto che donna sottomessa ai diktat sessuali maschili".
In Francia, spiega la Bachelot, il fenomeno è meno grave che in altri Paesi come gli Stati Uniti dove 220.000 ragazze di età inferiore ai 18 anni hanno fatto la chirurgia al seno. Tuttavia alcune scuole materne e elementari francesi di fronte all'aumento delle bimbe che arrivavano in classe vestite come donne hanno deciso di imporre delle norme nel loro regolamento interno: niente trucco eccetto a Carnevale, niente tacchi alti né minigonne o short. Uno studio realizzato per l'università di Poitiers, nel centro della Francia, ha messo in evidenza che ormai le francesi tra i 9 e i 13 anni si comportano come le adolescenti: "Un fenomeno che non esisteva dieci anni fa". La causa principale di questa pre-adolescenza sono l'influenza della televisione e di internet. I loro modelli sono star come Shakira o Britney Spears. Il mercato non si è fatto sfuggire questa nuova tendenza: ormai nei supermercati si trovano reggiseni push-up adatti alle bambine di 8 anni che creano "l'illusione di avere un seno" e creme antirughe speciali per le bimbe da 8 a 12 anni, oltre alla diffusione di concorsi di bellezza per mini-miss.
"In Francia lo sguardo su questo fenomeno è molto critico e molti genitori cercano di proteggere le proprie bambine - prosegue la Bachelot - La domanda è: "Cosa diventano queste piccole lolite quando crescono?'". E aggiunge: "Non ci sono studi sulle conseguenze a livello psicologico e sociale dell'ipersessualizzazione dell'universo delle bambine. Potrebbero essere una percezione distorta e degradata della loro immagine, disturbi del comportamento alimentare, depressione. Bisogna rimettere in discussione i valori della società".
Per la ministra non si tratta di esercitare un controllo sociale o essere moralisti: "è importante fornire ai giovani i mezzi affinché possano interpretare con la giusta distanza". Per circoscrivere il fenomeno, continua, servono contro-pubblicità e contro-mode. "Sto pensando a un gruppo di lavoro con psicologi, rappresentanti del ministero dell'Educazione, direttori delle riviste e responsabili dell'industria dell'abbigliamento - conclude la Bachelot - Voglio organizzare anche atelier con i giovani. In Canada, per esempio, c'è una campagna di comunicazione dal titolo "Osate essere voi stesse" dove si spiega alle bambine che sono un target privilegiato per le aziende".”
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mariatondo@alice.it Inserito il 08/10/2011 7.52.54 Intervento di Enzo Bianchi, priore di Bose, a proposito del testo sacro dell’Apocalisse
Apocalisse
Quel «vademecum» contro la degenerazione del potere.
Le due bestie della scrittura ci ricordano l' arroganza delle dittature Non è il racconto di una catastrofe ma una profezia di riscatto
Apocalisse, apocalittico: due termini che nel linguaggio corrente sono fortemente evocativi e sono generalmente intesi come sinonimo di catastrofe, di evento disastroso di dimensioni eccezionali, come profezia di eventi tragici o semplicemente come profezia del futuro. Nella Bibbia apocalisse (in greco apokálypsis ) significa invece ri-velazione, ossia l' operazione con cui si alza il velo e di conseguenza il ricevere una conoscenza più profonda della storia.
L' apocalisse consente di vedere, per dono di Dio, che nella storia si oppongono il male e il bene, la volontà di Dio e l' efficacia del Maligno, il Messia e l' anti-Messia, i credenti-giusti e gli empi-malvagi. Al centro del libro dell' Apocalisse, quello con cui la Bibbia si chiude, sta Gesù Cristo, il Signore, che è presentato mediante l' immagine di un Agnello ucciso e risorto, vittima e vincitore, una vittima tra le vittime della storia eppure, nel contempo, un vincitore alla fine della storia, quando aprirà il Regno di Dio per l' eternità. È il paradosso cristiano, il paradosso della croce: la debolezza si mostra forza, l' abbassamento in realtà è gloria, la posizione del servo concede il vero primato, l' essere vittima fino a versare sangue è condizione di resurrezione, perché l' amore vissuto vince la morte.
L' Apocalisse è dunque un libro carico di speranza per chi è ultimo, povero, oppresso dall' ingiustizia, ed è un libro che risuona come un estremo avvertimento per chi opprime, perseguita, pensa a vivere senza gli altri e contro gli altri.
Nel capitolo 13, al cuore del libro, Giovanni, l' autore dell' Apocalisse, descrive una visione in cui si alza il velo sul potere di questo mondo. È una visione tragica, molto negativa del potere. In verità nel Nuovo Testamento ci sono altre visioni più positive, in cui il potere politico è letto non solo come necessario ma addirittura come rivestito del mandato di essere ministro di Dio per il bene della società (si vedano, in particolare, Rm 13,1-7 e 1Pt 2,13-17).
Giovanni scrive invece in un tempo di persecuzione dei cristiani da parte dell' impero romano, in un' epoca in cui sperimenta l' oppressione da parte del potere totalitario. Per questo contempla le possibili derive negative del potere politico attraverso la descrizione di due bestie. Mentre egli si trova a Patmos, una piccola isola del mar Egeo, vede una prima bestia che sale dall' occidente, dal mare (Ap 13,1-10): è una bestia che ha un potere enorme (dieci corna), che esercita un grande dominio (dieci corone) e ha sette teste recanti ognuna un titolo blasfemo. Questi titoli rappresentano la pretesa del potere che appare sempre poliforme; la bestia vuole essere chiamata con i titoli che spettano solo a Dio: Divino, Signore adorabile, Salvatore... Giovanni ci mette di fronte al potere politico che ha la pretesa di essere totalitario e che si manifesta come bestiale e disumanizzante: il potere che vuole porsi sopra il bene e il male, che si fa applaudire e venerare, che estorce il consenso, che si vuole non giudicabile. Ma il potere totalitario domina perché gli umani lo lasciano dominare, fino a dire: «C' è qualcuno simile alla bestia e capace di vincerla?» (cf. Ap 13,4).
Di conseguenza la bestia si esalta, alza la voce, grida, vanta il consenso che le viene dato da una gente omologata, incapace di critica e di resistenza. Sicché, dice Giovanni, anche quando essa perseguita, opprime e toglie la libertà, anche allora sa sedurre, e dunque viene adorata: «La adorano tutti gli abitanti della terra ma non i seguaci dell' Agnello» (cf. Ap 13,8).
Questa è la religione del potere!
Ma Giovanni vede apparire anche una seconda bestia, da oriente, dalla terra dell' Asia Minore (Ap 13,11-18). Questa ha un aspetto meno grandioso, non sembra essere violenta: ha due corna come quelle di un agnello e quindi non fa paura; sembra anzi un profeta ma in realtà è un falso profeta. Qual è l' identità di questa bestia? Come per la prima, su di essa vige il consenso degli interpreti dell' Apocalisse di ieri e di oggi: questa bestia che è a servizio della prima, che ha le sembianze di un agnello ma quando parla ha la voce potente di un drago, è l' ideologia, la propaganda.
Essa serve la prima con la propaganda, con la pubblicità, con tutta la dotazione di mezzi in suo possesso per comunicare, per far apparire: fa erigere persino una statua al potere totalitario e mette a morte chi rifiuta di riconoscerla e di prostrarsi a essa. L' asservimento al potere totalitario, l' organizzazione del consenso sono perseguiti e garantiti dall' opera di persuasione della seconda bestia, la quale ha una capacità enorme, opera cose straordinarie, desta ammirazione. Ecco dunque l' opera della seconda bestia: seduce gli uomini, li omologa tutti culturalmente, li diverte e li aliena. Essa rappresenta il primato dell' immagine, dell' apparire, dell' ostentazione del potere, dell' arroganza della vita, è la vertigine della falsità. E gli uomini omologati applaudono, erigono una statua alla prima bestia, invocano il capo, il grande timoniere, il führer, il duce, l' unto: siamo di fronte al culto della personalità.
E’ proprio così la nostra generazione, conosce bene questa realtà, non foss' altro che per aver visto erigere tante statue e monumenti al potere totalitario, salvo poi vederli miseramente cadere... Giovanni, infine, è ancora più preciso: questa bestia è così performativa da persuadere tutti, «piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi» (Ap 13,16), i quali sono inebetiti al punto di credere che il diritto di comprare e di vendere, di possedere e di essere ricchi equivalga all' unica definizione possibile della vita. Ma in verità il marchio imposto sugli uomini dalla bestia è alienazione, omologazione, corruzione, falsità che si erge a sistema organizzato. Per chi legge con intelligenza l' Apocalisse, questa non è descrizione di una catastrofe: è profezia che ci fa aguzzare gli occhi, per guardare in faccia con lucidità la possibile degenerazione del potere.
Bianchi Enzo
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povero@libero.it Inserito il 14/09/2011 21.31.19 Chiesa, Ici e «inchieste» di pastafrolla
Un grande giornalista e scrittore laico, Norman Mailer, ammoniva: «Dire la verità e tutta la verità con un giornale è come pretendere di suonare la Nona di Beethoven con un’ocarina: lo strumento non è molto adatto».
Ma L’Espresso, nel numero in edicola in questi giorni, non gli dà retta e impavidamente titola: «In verità vi dico: la Chiesa non paga l’Ici». Ancora: «Non luoghi di religiosi ma cliniche, alberghi, palestre». E cita dieci casi romani, affermando di aver condotto «un’inchiesta».
Cita anche Avvenire: «La Chiesa paga l’Ici su tutti gli immobili di sua proprietà che danno reddito». Verissimo, l’abbiamo scritto. E aggiungevamo: se qualcuno non pagasse, i Comuni hanno gli strumenti per accertare l’infrazione e far pagare quanto dovuto. Questa seconda frase L’Espresso evita di ricordarla, chissà perché. E i casi in questione?
Il più clamoroso sembrerebbe quello della Società San Paolo, a cui il Campidoglio attribuirebbe 40 mila euro annui di Ici non pagata. L’Espresso va oltre: «Tra gli stabili finiti nel mirino del Campidoglio – afferma con sicurezza – uno è della Società San Paolo. Si trova in via Alessandro Severo e contiene, tra l’altro, la tipografia del settimanale Famiglia cristiana».
Che bufala!!! Tutti sanno che il settimanale della San Paolo viene stampato, fin dalla fondazione, ad Alba. E proprio da Alba, in merito alla vicenda, dopo aver ricordato che «Famiglia cristiana non è, né è mai stata, stampata a Roma» garantiscono, «senza tema di smentita, che la Società San Paolo paga regolarmente le tasse (Ici inclusa) su tutte le proprie attività commerciali ed editoriali. Ampiamente compresa la pubblicazione di Famiglia cristiana».
E questo è uno dei dieci casi che l’«inchiesta dell’Espresso» avrebbe scovato a Roma. Tra gli altri nove di «Ici non versata» ci sono i tremila euro delle Ancelle riparatrici del S.S. Cuore di Gesù, «peraltro pagati»: ma se sono stati pagati, il caso non c’è più. Le Suore di carità di Namur dovrebbero versare 90 mila euro, «posizione apparentemente regolarizzata dal 2010»: apparentemente?
Restano sette contenziosi ancora aperti. Sette.
Tre settimane fa, L’Espresso pubblicava l’elenco di «alcuni tra i maggiori enti religiosi proprietari di immobili a Roma e provincia». Per la precisione, erano 22 enti proprietari, secondo il settimanale, di 17.939 immobili. Oltre ad Apsa e Propaganda fide, c’erano anche la Caritas italiana e l’Istituto diocesano sostentamento clero.
I sette casi non riguardano nessuno di essi, sui quali L’Espresso non può non aver indagato. Tutta qui la colossale evasione capitolina? Eppure il titolo non ha dubbi: «In verità vi dico: la Chiesa non paga l’Ici».
I sette casi che restano sono ancora tutti da chiarire. Nell’incertezza, una certezza: gli strumenti per far pagare chi deve pagare i Comuni li hanno. E chi dovesse pagare e non l’avesse fatto, va fatto pagare: senza alcuno sconto. Ma da qui ad affermare che la Chiesa, tutta la Chiesa, «non paga» è, eufemisticamente, una forzatura.
Perfino Norman Mailer, il giornalista cui si faceva riferimento in apertura, inviterebbe alla prudenza. Ma il settimanale l’Espresso, trascinato dal suo sacro fuoco anticlericale, non ama praticare
Da Avvenire a firma di Umberto Folena
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coralba Inserito il 07/09/2011 1.07.59 Con gioia e letizia vogliamo ricordare, oggi, il giorno natalizio dell’ordinazione sacerdotale del nostro parroco, don Carmine Canoci, nel decimo anniversario della sua presenza come pastore della nostra comunità.
In questa ricorrenza il primo sentimento è, certamente, di lode al Signore per il dono del sacerdozio. Un ringraziamento a don Carmine, per l'esaltante servizio di “guida” e “autorità” della comunità ecclesiale, per l’instancabile azione pastorale che ha messo al centro la Parola di Dio, lasciando trasparire la ricerca dell’essenziale.
Dieci anni passati in mezzo a noi, guida ferma e chiara, che ha indicato con pazienza, ma con fermezza l'unica Via, che può portare l'uomo all'autentica ricchezza. Non sono tempi facili, soprattutto per un sacerdote, che sente la responsabilità di riaffermare i valori umani e cristiani, oggi ignorati, quando non criticati o disprezzati. Occorre un bel coraggio nel riaffermare il valore della vita, della famiglia, la bellezza e l'importanza di relazioni responsabili e profonde in ogni ambiente.
Don Carmine lo ha fatto e lo fa "a tempo e fuori tempo", approfittando di ogni occasione.
Attento alle indicazioni del Papa e dei vescovi, è stato ed è sempre pronto a presentarle, a portarle avanti, anche se ciò costa fatica.
Impegno, gioia, sacrificio, amicizia, superamento di se stessi, umiltà, collaborazione sono tutti valori che in questi anni ha sempre posto alla base del suo essere pastore della parrocchia.
Il suo richiamo ai testi sacri nelle omelie e negli altri interventi è segno della sua attenzione alla Verità perenne, in una società in cui troppe volte si preferiscono l'ambiguità e il compromesso.
Possono bene adattarsi a lui, al suo stile attento e discreto, alcune considerazioni che faceva don Mazzolari sulla figura del sacerdote: “Un sacerdote è vero quando dietro di sè lascia indovinare e lascia trasparire Qualcuno; in fondo il suo ruolo è quello di essere un segno e se si è segni non si può parlare di successi o di conquiste, e neppure tenere una contabilità che tranquillizzi nei momenti di sconforto. Il successo è sempre il successo di un Altro”.
L’augurio che vorremmo, oggi, fargli, è proprio quello di continuare instancabilmente a seminare, a formare le coscienze e ad essere sempre testimone della forza e della grazia di Dio; in fondo una comunità cristiana per crescere ha bisogno proprio di questo: ha bisogno di servitori fedeli e di semplici servitori della Parola.
Grazie e auguri don Carmine.
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povero@libero.it Inserito il 03/09/2011 12.55.54 REDAZIONE DEL SITO
Sollecitati e invogliati da più parti, vogliamo anche noi contribuire a fare chiarezza su quanto in questi tempi si va dicendo e scrivendo nei confronti dei presunti privilegi di natura tributaria concessi alla Chiesa. Volta per volta, all’interno del guestbook, grazie al contributo che viene offerto dal quotidiano 'Avvenire', proporremo interventi e articoli sull’argomento. (n.d.r.)
Agevolazioni, ecco la verità
"Ormai è purtroppo consuetudine che almeno un paio di volte l’anno parta una pressante campagna mediatica contro i presunti privilegi di cui godrebbe la Chiesa cattolica.
Le occasioni vengono spesso create ad arte con riferimento ad uno specifico aspetto (molto spesso l’esenzione dall’Ici), ma sono poi lo spunto per trattare polemicamente questioni molto diverse tra loro (8 per mille, agevolazioni fiscali, contributi alle attività). In questo modo si fa certo molto clamore, ma sicuramente poca corretta informazione. Proviamo a fare chiarezza sul tema delle agevolazioni fiscali, nello specifico l’esenzione dall’Ici.
Prima però va denunziata la duplice scorrettezza che contraddistingue le critiche. Per un verso si insiste ad indicare tra i principali destinatari dei benefici "il Vaticano" (che, tra l’altro, essendo uno Stato estero, non è soggetto all’ordinamento tributario italiano), o "la Conferenza episcopale italiana" (che è solo uno tra le migliaia di enti ecclesiastici e non certo il più conosciuto, neanche presso i credenti), mentre non vengono quasi mai citati i tanti enti della Chiesa cattolica diffusi sul territorio che i cittadini – compresi molti non praticanti – conoscono e apprezzano (come, ad esempio, le parrocchie). Inoltre si presentano le agevolazioni come se riguardassero solo gli enti ecclesiastici e non anche un’ampia platea di enti appartenenti al mondo dei cosiddetti enti non profit.
Va inoltre segnalato come le stime sugli importi che corrisponderebbero alle agevolazioni siano del tutto prive di dati dimostrativi e sospettosamente alte.
Ma veniamo alla questione del presunto privilegio concesso alla Chiesa cattolica dell’esenzione ICI
La norma in questione è quella che esenta gli immobili nei quali gli enti non commerciali svolgono alcune specifiche e definite attività di rilevante valore sociale, cioè quelli «destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985. n. 222 [le attività di religione o di culto]» (art. 7, c. 1, lett. i, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504).
La norma, quindi, richiede il contestuale verificarsi di due condizioni: gli immobili sono esenti solo se utilizzati da enti non commerciali e se destinati totalmente all’esercizio esclusivo di una o più tra le attività individuate; inoltre, come stabilito dopo le modifiche apportate al testo originario, l’esenzione «si intende applicabile alle attività [...] che non abbiano esclusivamente natura commerciale». (cfr. c. 2-bis dell’art. 7 del D.L.. n. 203/2005, come riformulato dall’art. 39 del D.L. 223/2006).
Partendo dal dato normativo è facile verificare come gran parte delle affermazioni roboanti riportate insistentemente sull’argomento siano del tutto errate. Non è vero che l’esenzione sia destinata a favorire solo gli enti appartenenti alla Chiesa cattolica, dal momento che si applica a tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale gli enti ecclesiastici rientrano esattamente come molti altri soggetti del mondo del cosiddetto non profit come, ad esempio, le associazioni sportive dilettantistiche e quelle di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato e le onlus, le fondazioni e le pro-loco, le organizzazioni non governative e gli enti pubblici territoriali, le aziende sanitarie e gli istituti previdenziali.
Un’ulteriore inesattezza riguarda la delimitazione della tipologia di immobili oggetto di agevolazione: l’esenzione non riguarda tutti gli immobili di proprietà degli enti non commerciali, ma solo quelli destinati – per intero – allo svolgimento delle attività che la legge prevede. In tutti gli altri casi (librerie, ristoranti, hotel, negozi e per le abitazioni concesse in locazione) l’imposta è dovuta.
Inoltre, esattamente all’opposto di quanto si continua a sostenere, per usufruire dell’esenzione tutto l’immobile deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività esente; se in un’unità immobiliare si svolge un’attività rientrante nell’elenco unitamente ad un’attività che, invece, non vi figura, tutto l’immobile perde l’esenzione.
Risulta così evidente l’assoluta falsità della denuncia che gli enti ecclesiastici "estorcano" l’esenzione inserendo una cappellina in un immobile non esente. In questi casi, infatti, l’intero immobile va assoggettato all’imposta, compresa la cappellina che, autonomamente considerata, avrebbe invece diritto all’esenzione".
da Avvenire a firma di Patrizia Clementi
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